| Zona geografica | Basso Piemonte/Valle Spinti |
| Località di partenza | Sasso Inferiore (AL), mt. 480 circa |
| Località di arrivo | Cà di Sasso, mt. 510 circa |
| Tappe intermedie | – |
| Lunghezza percorso | km 3,6 (a+r) |
| Tempo indicativo di percorrenza | h 0,30 |
| Dislivello | non disponibile |
| Segnavia | nessuno |
| Difficoltà | EE per l’assenza di segnalazioni |
(Prima parte) Saliamo in auto e ci dirigiamo sulla provinciale verso Grondona, dove – dopo un veloce panino davanti alla Chiesa dell’Assunta – risaliremo la valle verso Lemmi alla ricerca di un altro paese abbandonato di cui mi hanno parlato la sera precedente: si è infatti presentata una signora dicendomi di essere “originaria di Cà di Sasso”.
“Cà di Lemmi, intende?” le ho detto, convinto che si stesse confondendo.
“No, no, Cà di Sasso. Era un piccolo paese vicino a Sasso Inferiore, ma oggi non è rimasto più niente. Io sono nata lì…”
Mi si sono drizzate le antenne, ho raccolto due informazioni al volo ed eccomi qui, diretto verso Sasso Inferiore dove lasceremo l’auto per andare alla ricerca di questi pochi ruderi.
Parcheggiamo l’auto nella piazzetta di Sasso Inferiore, dirigendoci verso sinistra su una stretta via asfaltata che sale tra le case, dove indisturbati stanno brucando l’erba alcuni caprioli che, alla nostra vista, fuggono permettendomi appena di immortalarli in uno scatto mosso. Quando la strada prende a salire alla volta di una abitazione, le si preferisce la sterrata che si stacca sulla sinistra e che, oltrepassato un rio, prende a salire ai margini di una zona di ampi pascoli estremamente panoramica sulla valle Spinti. Non sappiamo se questa sia la strada giusta, ma una sterrata così battuta da qualche parte deve pur portare…probabilmente a quello che una volta era un piccolo nucleo abitato (anche se, a dirla tutta, mi sarei aspettato un sentierino infestato dai rovi e dalle spine).
Non impieghiamo molto, perché dopo un tratto di salita un po’ più decisa raggiungiamo il rudere di un cascinale posto in corrispondenza di una sella, da cui la vista è ampia in direzione di Sasso, con la bella chiesa che spunta sullo sfondo. Il sentiero prosegue in discesa oltre la sella e ci basta avanzare di poche decine di metri per incontrare i ruderi di Cà di Sasso, situati nei pressi di un bivio: poco distante da noi – almeno così sembra – un rumoroso gruppo di cinghiali sembra volerci avvertire della loro presenza.
Si tratta di poche costruzioni, 4-5 in tutto, ormai completamente avvolte dai rovi e in parte – se non del tutto – crollate, delle quali, però, assolutamente ignoravo l’esistenza. Quella meglio ridotta conserva ancora un piccolo balcone in ferro battuto, una finestrella verde e una stanza ancora in piedi, mentre le altre sono così mal ridotte da essere anche difficilmente avvicinabili.
I muri sono costruiti con grosse pietre squadrate e travi di legno sovrastano gli usci, ma sui tetti in luogo delle ciappe ci sono già le tegole marsigliesi.
Proseguiamo per un tratto sul sentiero che scende tra le case, per vedere se ci sono altre costruzioni più isolate, ma non ne troviamo altre, dovendo così concludere che Cà di Sasso è tutto qui. Peccato non avere notizie sul suo abbandono, ma facendo due conti lo si può far risalire all’epoca in cui è stata abbandonata la maggioranza dei villaggi dell’appennino: la signora che mi ha detto di essere nata qui, infatti, sarà all’incirca degli anni tra il ’45 e il ’55, probabilmente gli ultimi di “vita” di Cà di Sasso.
Torniamo a Sasso, la camminata è stata davvero brevissima e siccome non siamo ancora stanchi, raggiungiamo la chiesa di S.Andrea per scattare qualche bella foto della sua particolare facciata, prima di fare ritorno a casa.
Che dire, il weekend in valle Spinti è stato particolarmente produttivo: arrivato senza grosse aspettative per presentare i miei “paesi fantasma”, oltre a una bella e partecipata serata, ho finito per scoprirne addirittura due nuovi!
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